Iscriviti alla nostra newsletter

"*" indica i campi obbligatori

Poco di Buono: la cooperativa nata per salvare cibo e lavoro

Poco di Buono: la cooperativa nata per salvare cibo e lavoro

Ogni settimana, da una bottega di Via della Lontra, a Rimini, escono tra le 150 e le 200 cassette di frutta e verdura. Pesano dagli 8 ai 10 chili e costano 5 euro. A ritirarle sono persone molto diverse tra loro: c’è chi fa fatica ad arrivare a fine mese, chi ha visto il proprio potere d’acquisto calare nell’ultimo periodo, chi usa questa opportunità di spesa per portare da mangiare alla famiglia.

“Venire qui non significa ricevere la carità – spiega Christian Magnani, socio fondatore della cooperativa Poco di Buono -. È un acquisto a un prezzo accessibile. In questo modo una famiglia media riesce a coprire una parte del fabbisogno della settimana. E questa cosa per noi è importante: deve esserci dignità”.

Una cooperativa nata da una scelta condivisa

Poco di Buono è una cooperativa sociale di tipo B nata nel 2025 da un Workers Buyout (Wbo): i lavoratori hanno rilevato l’attività precedente trasformandola in una cooperativa. Un percorso premiato anche dal bando Start Coop di Confcooperative Romagna-Estense.

Oggi la Bottega Poco di Buono è insieme presidio di comunità, base operativa del Gruppo di Acquisto Solidale di Rimini e laboratorio di progetti sociali legati al cibo, all’inclusione lavorativa e al consumo critico.

“La maggior parte dei dipendenti è diventata socia. Il Wbo ci ha permesso di acquistare l’azienda e continuare a lavorare. Confcooperative ci ha dato le dritte giuste e in pochi mesi eravamo operativi”.

La lotta allo spreco nel carrello della spesa

Il progetto più conosciuto della cooperativa si chiama Spreco Zero. Poco di Buono acquista prodotti ortofrutticoli destinati a essere scartati dalla grande distribuzione perché non rispettano gli standard commerciali della filiera.

“Non è lo sconto del supermercato sul prodotto prossimo a scadenza – spiega Christian Magnani –. Noi andiamo direttamente dalle cooperative che riforniscono i supermercati e acquistiamo tutti quei prodotti che verrebbero scartati perché non ‘perfetti’ per essere esposti a scaffale, ma in realtà a livello qualitativo sono buonissimi. È un processo consolidato, lo facciamo dal 2007”.

Così, nel solo 2025, la cooperativa ha recuperato oltre 84.000 chili di frutta e verdura, redistribuendoli attraverso le cassette settimanali e le donazioni a enti e associazioni del territorio.  Dentro le cassette c’è anche il lavoro dei volontari, che selezionano i prodotti e preparano le consegne.

Oltre all’ortofrutta, alla Bottega Poco di Buono si trovano prodotti freschi come latte, pane, formaggi e uova, prodotti confezionati come pasta, olio, farine, marmellate e prodotti per l’igiene della casa, della persona e degli animali domestici.

L’inserimento lavorativo: “Ogni persona ha delle capacità, un’organizzazione sana deve farle emergere”

Con la trasformazione in cooperativa sociale di tipo B, Poco di Buono ha strutturato ancora di più i percorsi di inserimento lavorativo. E così nel corso del 2025 sono stati assunti tre dipendenti con disabilità.

Nel Bilancio Sociale della cooperativa si legge: “La società li etichetta come ‘disabili’. Noi preferiamo chiamarli Ioan, Alice e Simone”.

“Sono a tutti gli effetti nostri colleghi – racconta ancora Christian –. Non è generosità, è riconoscere che ogni persona ha delle capacità. Il compito di un’organizzazione sana è creare le condizioni perché quelle capacità emergano e si esprimano. Nel 2025 ci hanno insegnato molto: sulla pazienza, sull’adattamento, sul senso autentico del lavorare insieme”. La forma cooperativa ha introdotto anche un cambiamento nel clima di lavoro: “Credo che l’ambiente si sia rasserenato, coeso – aggiunge -. La fatica resta, perché il lavoro è tanto, ma la affrontiamo con un altro spirito. Io mi sento una persona privilegiata a lavorare qui. Non è un’attività comune. C’è collaborazione, cooperazione, si procede tutti insieme nella stessa direzione”.

La bottega come presidio di comunità

La vendita dei prodotti alimentari è, a livello economico, l’attività più rilevante per la cooperativa, ma intorno alla Bottega negli anni si è costruita una rete molto più ampia.

Poco di Buono è la base logistica del RiGAS, il Gruppo di Acquisto Solidale di Rimini, che oggi coinvolge quasi 200 famiglie “che vedono la spesa anche come una responsabilità”.

E poi è attiva una fitta rete di collaborazioni con associazioni, scuole e altre cooperative del territorio. Con Crescere Insieme, per esempio, Poco di Buono realizza pacchi natalizi insieme a ragazzi con sindrome di Down. Con il progetto Conserve Resistenti, invece, le cipolle recuperate dallo Spreco Zero vengono trasformate in conserve solidali per sostenere i Fornelli Resistenti di Trieste, che distribuiscono pasti ai migranti della rotta balcanica.

Negli ultimi mesi la cooperativa ha iniziato anche ad accogliere ragazzi sospesi da scuola, offrendo loro un posto dove stare durante il periodo di allontanamento dalle lezioni: “Ogni giorno si aprono possibilità nuove. La società cambia, emergono esigenze diverse”.

Nei prossimi anni il problema dell’accesso a prodotti alimentari di buona qualità a prezzi sostenibili riguarderà sempre più persone: “Ancora non abbiamo la piena percezione di quanto davvero aumenteranno i prezzi dei beni comuni, di prima necessità – conclude Christian –. Spero di sbagliarmi, ma le prospettive non sono positive, e riguarderanno tante persone perché anche chi ha uno stipendio medio, di fronte a certi aumenti, può andare in difficoltà. Noi continueremo a fare rete per diminuire la pressione su chi fa più fatica”.

Condividi
Precedente
“Questi ragazzi esistono”: la comunità per minori di Forlì che ha scelto di stare dentro al quartiere

“Questi ragazzi esistono”: la comunità per minori di Forlì che ha scelto di stare dentro al quartiere

Potrebbe interessarti