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“Intanto ricamo”

La storia di Franca, che a Villa Glicine ha ripreso in mano ago e filo dopo quasi 90 anni: “Mi ha insegnato mia mamma”

Franca Ghedini è nata a Ravenna il 28 dicembre 1932. Oggi ha 94 anni e, quando la incontriamo è impegnata a sfilare: “Sto facendo un centrotavola di tela – racconta -. Io ricamo, sono tutte cose di una volta”.

A guardarla lavorare si capisce subito che non è solo questione di passare il tempo. Quel gesto preciso, paziente, ripetuto mille volte, tiene insieme molte cose: la memoria, il mestiere, la ricerca di uno scopo: “Non sono abituata a stare senza far niente”, dice.

Franca di mestiere faceva la tessitrice. “Il lavoro più antico del mondo”, lo definisce “A me piaceva tanto”. Aveva imparato da ragazza, andando a scuola da una tessitrice, poi a 16 anni aveva cominciato a lavorare in casa. Il telaio glielo aveva costruito suo padre, che faceva il falegname.

Era un lavoro fisico, rumoroso, fatto di mani e attenzione. “Ho iniziato a Ravenna, in via D’Azeglio: ci portavano vestiti, stoffe, di tutto”. Era l’Opera di Assistenza della Chiesa: voluta dal Vaticano, questa organizzazione (attiva dal ’53 al ’70) svolgeva attività sociali ed assistenziali sul territorio.

Poi Franca lasciò Ravenna: “Dopo il matrimonio, nel 1963, mi sono trasferita a Russi, dove ho iniziato a lavorare insieme ad altre tessitrici: eravamo parecchie, almeno una cinquantina, avevamo tanti telai. A mezzogiorno si andava a pranzo tutte insieme”.

Nel 1973 il trasferimento a Bologna, seguendo il marito che aveva trovato lavoro. Lì, però, il telaio non poteva seguirla: “Era rumoroso, in condominio non poteva stare”. Così Franca lo diede via, a un negozio di Forlì che vendeva la canapa. “Mi ricordo che li misero in vetrina per esporre le stoffe”.

Il mestiere della tessitrice, piano piano, è rimasto indietro. “Adesso non sanno neanche più cos’è. Il mondo è cambiato”. Ma non tutto si è perso. Franca ha continuato a portare con sé i gesti imparati da bambina. Anche a Bologna, dove è rimasta per cinquant’anni: “Fuori si parlava italiano, ma in casa eravamo solo io e mio marito, parlavamo sempre in romagnolo. Tutti facevano i tortellini, ma noi abbiamo mantenuto il cappelletto”, dice sorridendo.

Dopo la morte del marito, nel 2011, Franca è rimasta ancora a Bologna. Poi, nel 2023, una caduta e la frattura del femore l’hanno riportata in Romagna, vicino alle nipoti. È così che è arrivata a Villa Glicine, la struttura residenziale gestita dal Consorzio Solco e dalla cooperativa Asscor.

Qui ha ricominciato a ricamare. Prima piccole cose per le operatrici, poi tovaglioli, tovaglie, sacchettini di lavanda. Oggetti che vengono venduti nei mercatini durante le feste, regalati o lasciati ai parenti.

“Mi chiedevano una mano. E piano piano ho iniziato. Mi ha insegnato la mamma a ricamare, è un’altra cosa rispetto al mestiere della tessitrice ma mi piace lo stesso”.

A Villa Glicine ago e filo sono diventati anche un modo per stare insieme. Franca ricama tovaglioli e tovaglie, mentre accanto a lei c’è Rosa Ancarani, 87 anni, arrivata da Traversara di Bagnacavallo dopo l’alluvione. Anche lei partecipa al lavoro, occupandosi delle stampe sulla stoffa.

Poi c’è Anna Alfarano, 40 anni, napoletana, cuoca della struttura. È lei a raccontare con un sorriso questa piccola organizzazione quotidiana: “Ormai siamo una catena, potremmo pure iniziare con le bomboniere!”

Prima del ricamo, c’è una tappa quasi obbligata: la cucina. “Rosa ci viene tutte le mattine, anche Franca mi dà spesso una mano” racconta Anna. “Io sono la cuoca e loro le mie aiutanti, diciamo così. Mi hanno insegnato loro a fare la pasta fresca”.

“Il ragù dell’Anna è buonissimo. E poi fa un caffè speciale” conferma Rosa.

Anna si illumina, ama il suo lavoro: “Ci metto tanta passione, perché adoro le mie ‘ragazze’. Sono molto grata per averle conosciute, mi hanno raccontato le loro storie. È un compito importante accompagnarle in questi anni, provare a renderli speciali anche con i sapori”. I menu seguono le indicazioni di un nutrizionista, le materie prime sono scelte con cura e tutto viene preparato al momento, con ingredienti di stagione. “Ma più di ogni altra cosa, i piatti devono essere buoni! Altrimenti mi sgridano…” ride Anna

Dentro questa quotidianità fatta di ago e filo, stampe, pasta fresca e caffè, il filo di Franca continua a muoversi. A 94 anni, continua a creare. E le sue creazioni continuano a unire le persone. “Io con la vita sono a posto così, me ne andrei volentieri – dice infine Franca. La sua voce è ferma e calma -. Ho passato la guerra, ho visto la miseria… sono stanca. Ma quando sogno mio marito, lui è ancora giovane e sta guidando il camioncino con cui mi portava al lavoro: mi dice sempre che non è ancora il momento di salire con lui, che devo aspettare un altro po’. Intanto allora ricamo”.

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