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Statua di un coccodrillo all'interno della Antica Farmacia di Camaldoli

Il diavolo di Ridracoli: la storia vera del mostro che terrorizzò le Foreste Casentinesi

Il diavolo di Ridracoli: la storia vera di un coccodrillo parecchio lontano da casa

La fauna del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è particolarmente ricca e variegata, specie nell’area che circonda la diga di Ridracoli. Ma se ripercorriamo la storia faunistica della zona, fra coleotteri rari, anfibi e oltre cento specie di uccelli nidificanti, spicca la presenza di un essere mostruoso.

Il diavolo di Ridracoli: un “mostro” realmente esistito

Dobbiamo andare indietro di un paio di secoli per incontrare le prime storie di avvistamenti di siffatta creatura. Tra i contadini del luogo iniziò a serpeggiare il terrore: un essere mostruoso si aggirava fra le acque dei loro terreni.

Era un grande rettile, ricoperto di squame scure come la notte e dalle fauci maestose. Non assomigliava a nessun’altra creatura originaria delle colline romagnole, a eccezione di quelle lucertole che si fermano al sole sui muri e nelle aie. Ma quelle lucertole sono piccine, mentre quella bestia era lunga quasi due metri!

I più timorosi lo scambiarono per il diavolo in persona, sia per l’aspetto mostruoso sia per i versi lamentosi che uscivano dalla sua gola.

Oggi quel “diavolo” ha un nome che ben conosciamo: coccodrillo.

Che ci faceva un coccodrillo in Romagna?

Per capire da dove spunti questa anomalia faunistica dobbiamo pensare che a Ridracoli, proprio dove oggi troneggia la famosa diga, in passato si snodava una valle fluviale, territorio di caccia del Granduca di Toscana.

Il Granduca era un grande appassionato di animali, ancora meglio se natii di paesi lontani: ne faceva importare in grande quantità dall’Europa orientale. Ma in un caso si spinse ben più lontano, forse per soddisfare un desiderio del figlio o per dare seguito alla moda, imperante ai tempi, dell’esotismo. Fu così che serraglio del Granduca comparve un rettile gigantesco e Ridracoli ebbe il suo diavolo.

Non si sa poi molto di come il coccodrillo arrivò, ma ancor meno si sa di come guadagnò la libertà. Forse fu rilasciato o forse fuggì di sua spontanea volontà, fatto sta che elesse a sua dimora le Foreste Casentinesi, con sommo sgomento degli abitanti. I quali, esaurita la prima fase di panico, non tardarono a prendere contromisure.

Un coccodrillo, un contadino, un Orso: la triste fine del diavolo di Ridracoli

Se tanti aspetti della vita del diavolo di Ridracoli sono avvolti nel mistero, la sua fine è, ahinoi, cosa certa. Avvenne per mano di “Orso”, una specie di spingarda nota in tutta la vallata per aver abbattuto persino degli orsi, per l’appunto.

Il proprietario di Orso, il Nanni, si armò di coraggio e polvere da sparo e, alla testa di una piccola comitiva di contadini, si diresse verso l’altipiano della Lama, dove era stato avvistato l’ultima volta il diavolo di Ridracoli.

Già prima di vederlo, i contadini udirono i lugubri lamenti dell’animale, che poi trovarono immobile su una roccia, inconsapevole della fine che si stava avvicinando.

La faccenda si risolse rapidamente: il Nanni puntò Orso e, appena il coccodrillo aprì le fauci per emettere il suo strano verso, scaricò il fucile nella gola della bestia.

Fu così che l’uomo ebbe la meglio sul quello che si rivelò essere un povero diavolo: un rettile spaesato, condannato alla solitudine in terra straniera e a una fine immeritata e ingloriosa.

Il suo destino di oggetto da collezionismo era infatti segnato: tuttora il coccodrillo, l’unico che abbia mai esplorato liberamente le valli romagnole, è esposto sulle pareti dell’Antica Farmacia di Camaldoli, fra bilance e vasi di terracotta, abilmente impagliato in una posa plastica e non più tanto minacciosa.

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