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L’antica tradizione della stampa delle tele in Romagna

Come funziona questa tecnica decorativa, custodita gelosamente e tramandata fino a oggi dalle botteghe artigiane

Franca Ghedini è nata a Ravenna il 28 dicembre 1932. Oggi ha 94 anni e, quando la incontriamo è impegnata a sfilare: “Sto facendo un centrotavola di tela – racconta -. Io ricamo, sono tutte cose di una volta”.

Una delle forme di artigianato più tipiche e riconoscibili della Romagna è la stampa delle tele. I colori tradizionali – ruggine e blu su stoffa bianca – e soggetti come il galletto o i tralci d’uva la rendono riconoscibile a colpo d’occhio.

Questa tecnica portò alla nascita in Romagna di numerose attività di stampatori, gli stampadùr in dialetto. Le loro botteghe sorsero soprattutto nelle zone di Castrocaro, Meldola, Gambettola, Dovadola e Santarcangelo, dove questa tradizione in parte sopravvive ancora oggi.

L’origine della stampa su tela e il successo nel mondo contadino

La stampa su tessuto ha origini molto antiche: in Europa era diffusa già dal VI secolo d.C. La tradizione della stampa romagnola si sviluppò invece diversi secoli più tardi, probabilmente tra il XVII e il XVIII secolo.

Le sue origini non sono del tutto certe. Stampi in legno del XVII secolo molto simili a quelli romagnoli, conservati a Roma, hanno fatto ipotizzare una diffusione della tecnica dalla capitale dello Stato Pontificio verso la Romagna, che all’epoca faceva parte dei possedimenti pontifici.

Il grande successo che questa tecnica ebbe in Romagna è però legato soprattutto alle campagne. I contadini romagnoli usavano coprire i buoi con tele durante i mesi invernali, per proteggerli dal freddo. Furono proprio questi paramenti, col tempo, ad arricchirsi di decorazioni elaborate e caratteristiche. Le tele così decorate diventarono presto un modo per abbellire il bestiame alle fiere e alle feste religiose, diventando così

Il grande successo che questa tecnica ebbe in Romagna è però legato soprattutto alle campagne. Durante i mesi invernali i contadini coprivano i buoi con grandi tele per proteggerli dal freddo. Con il tempo, su quei tessuti iniziarono a comparire figure e decorazioni sempre più elaborate.

Quello che era nato come un semplice riparo diventò così anche un ornamento, da mostrare nelle fiere e durante le festività religiose.

Anche per questo l’iconografia delle stampe romagnole rimase fortemente legata al mondo contadino, talvolta in forma allegorica. Uno dei soggetti più riprodotti sulle coperte dei buoi era Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Sulle tovaglie comparivano invece fiori, vasi e grappoli d’uva, mentre sulle sottocoperte da letto trovavano posto uccellini e aquile.

Il procedimento di stampa: un segreto da tramandare

Gli stampi (stamp in dialetto) venivano intagliati dagli artigiani, solitamente nel legno di pero. Si preparava poi la speciale pasta da stampa, tradizionalmente di colore blu o ruggine (rèzna).

Il caratteristico color ruggine veniva ottenuto a partire dal ferro (spesso in forma di chiodi), lavorato insieme ad aceto di vino e farina. Proporzioni e modalità di preparazione potevano però variare: ogni bottega custodiva gelosamente la propria ricetta.

La tela da decorare veniva stesa su un tavolo protetto da un panno di feltro. Lo stampo veniva immerso nel colore e quindi posato sul tessuto. Per imprimere il disegno si esercitava una forte pressione con le mani oppure si batteva lo stampo con un mazzuolo (mazol).

Nella fase finale bisognava fissare il colore. Anticamente la tela veniva immersa nel cosiddetto ranno (e’ ran), una soluzione a base di acqua bollente e cenere. In seguito sono stati introdotti altri sistemi di fissaggio, tra cui l’impiego della soda caustica.

Una volta fissati i colori, la tela poteva infine essere passata al mangano, la grande macchina utilizzata per stirare il tessuto e conferirgli lucentezza.

Dosi, tempi e modalità esatte della lavorazione facevano parte del sapere di ciascun artigiano. Tecniche e ricette venivano custodite nelle botteghe e tramandate di generazione in generazione, permettendo a questa tradizione di arrivare fino ai giorni nostri.

La foto di copertina è realizzata con l’uso di AI. Le foto interne sono in licenza creative commons, GastRomagna.

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“Intanto ricamo”

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